L'Angolo del Tecnico: Nico Ventura

Giovedì, 19 Febbraio 2009

Come anticipato nei giorni scorsi, oggi, per la rubrica “L’Angolo del Tecnico”, presentiamo l’articolo del mister Nico Ventura, ingegnere biscegliese e allenatore dell’Olimpiadi Bisceglie, militante nel girone D della serie B. Ecco cosa ci ha proposto mister Ventura per quanto riguarda la preparazione atletica, la tattica e la preparazione mentale alla partita..

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PREPARAZIONE ATLETICA

Le conoscenze acquisite e l’esperienza maturata sul campo forse mi consentirebbero di gestire da solo la squadra, in ogni suo aspetto, anche quello atletico, ma ci sono molte ragioni per cui ho forte la convinzione che una divisione dei compiti possa essere più utile alla crescita del gruppo.
In primis ritengo esista in generale un problema di competenze e, davanti ad un laureato in scienze motorie, non posso che cedere il passo, limitandomi esclusivamente ad un confronto ed un monitoraggio costante del lavoro che si va a fare. In più, cosa da non trascurare quando si prova a fare le cose per bene, ritengo necessaria la presenza di un preparatore atletico, quale ideale anello di connessione tra staff medico e staff tecnico nella gestione di giocatori infortunati o in fase di recupero.
In realtà, aldilà del confronto continuo, essendo sostanzialmente d’accordo con la nuova corrente di pensiero che vede la palla presente in praticamente tutti gli esercizi di tipo atletico, viene da se la continua osmosi tra il mio lavoro e quello del mio prof.
Giusto però per entrare nello specifico dell’organizzazione di una mia stagione tipo, la fase precampionato prevede in genere almeno 4 settimane con 5-6 sedute settimanali, durante le quali la crescita fisica del gruppo è parallela alla conoscenza degli aspetti tattici ed alla formazione di quello che spesso si definisce “lo spogliatoio”, quest’ultimo aspetto determinante per il raggiungimento di qualunque obiettivo; durante il campionato, invece, delle quattro sedute settimanali, generalmente ne riservo una esclusivamente per il lavoro in palestra ed un’altra la dedico almeno per metà ad un lavoro fisico più specifico (le altre due, invece, sono esclusivamente sedute di tecnica e tattica).

LA TATTICA

In linea generale la mia squadra gioca una difesa a uomo molto aggressiva all’altezza della metà campo, adeguando l’iniziale schema 1-2-1 ai movimenti degli avversari, sempre con l’accortezza di non stravolgerlo troppo, grazie a continui cambi di marcatura! Questo atteggiamento tattico, portandoci a giocare buona parte della gara nella nostra metà campo, necessariamente prevede una cura particolare nelle ripartenze per lo sfruttamento degli spazi e, magari, delle superiorità numeriche che gli avversari ci concedono.
E’ altresì evidente che, in caso di particolari situazioni tattiche, quali ad esempio la presenza di difensori avversari poco tecnici, o la necessità di recuperare un risultato negativo, la squadra deve essere in condizione di “salire” almeno una decina di metri e cominciare ad impostare un possesso palla con continue trasmissioni e veloci cambi di fronte; anche il gioco a “uomo” talvolta viene abbandonato per la “zona”, come per esempio avviene nella difesa sui calci da fermo e, come ovvio, in tutte le situazioni di inferiorità numerica (ripartenze avversarie o espulsioni subite).
Quello per cui lavoro in settimana è quindi la preparazione del gruppo e, nel dettaglio, del singolo giocatore, a più atteggiamenti tattici ed a molteplici movimenti che consentano di cambiare durante la gara, a seconda delle esigenze. E’ importante, secondo me, che ciascuno si muova secondo il proprio istinto, riconoscendo di volta in volta le situazioni studiate in allenamento ed applicando, in quelle situazioni, le mie idee; non mi piace invece inscatolare la manovra in movimenti standardizzati che, se è vero che danno certezza al quintetto, inibiscono un po’ il talento di ciascuno.
Per fare ciò, mi rendo conto, c’è la necessità di un gruppo di giocatori che, prima ancora che essere dotati tecnicamente e ben preparati atleticamente, abbiano “testa” e stiano concentrati durante tutto il match, palla su palla: non ho dubbi, infatti, nel sostenere che l’aspetto mentale di questa disciplina è senz’altro quello più importante!
Onde evitare di avere poche risorse offensive, aldilà delle ripartenze e pochi movimenti a difesa schierata (magari con l’aiuto del classico pivot), mi piace studiare schemi diversi per le palle inattive: calcio d’inizio, corner, rimesse laterali, punizioni, etc sono una risorsa offensiva troppo importante per non essere sfruttata, inoltre consente di attaccare con profitto anche avversari molto più forti sul piano della manovra e del palleggio.
Ribadendo però il concetto base per cui tutto passa attraverso la concentrazione, l’attenzione e l’applicazione di quanto fatto in settimana, mi piace condividere con i ragazzi tutte le soluzioni tattiche, perché anche loro le ritengano efficaci (senza subirle passivamente) e perché dal confronto vengano fuori giusti correttivi.
Vi riporto qui di seguito la descrizione di uno schema d’angolo, particolarmente efficace contro le squadre che difendono a uomo anche sui corner (di cui trovate lo schema nelle foto in basso: foto 1 - posizione iniziale, foto 2 - soluzione e conclusione per le difese a uomo, foto 3 - soluzione e conclusione per le difese a zona )
La posizione iniziale: a parte il battitore D, due uomini sul limite dell’area, grosso modo in direzione dei pali ed uno (C) a fare essenzialmente fase difensiva sul lato opposto. E’ importante che A abbia un buon destro in torsione, e B una fisicità importante e buon senso del gol (in genere il pivot).
Il movimento: A si gira, punta l’avversario di B (facendo di fatto un “mezzo” blocco) e poi taglia sul secondo palo cercando la deviazione; B con un contro-movimento porta il suo avversario all’interno dell’area ed in direzione del blocco di A per poi uscire rapidamente e proporsi all’altezza del primo palo per il tiro in porta. D fa fase difensiva cercando di portare il suo diretto avversario lontano dal punto di battuta.
La soluzione: Se il movimento riesce, D metterà una palla al limite per il tiro di B, con A pronto ad allargare lo specchio della porta. In alternativa D metterà una palla forte verso A o una palla morbida per il tiro di C. Risulta evidente come, per una difesa schierata a zona in maniera corretta, la soluzione su B (quella ottimale) risulti la più difficile!
Altri accorgimenti potranno trasformare questo movimento in uno schema valido in ogni circostanza: ad esempio, contro difese a zona, potrebbe risultare utile far partire C dal lato di battuta per poi cercare il tiro sul lato opposto, oppure farlo calciare su assist di B, etc. etc.

PREPARAZIONE ALLA PARTITA

Per quanto sin qui detto sull’aspetto mentale della disciplina, è fondamentale che la squadra affronti ogni match con la giusta intensità. La preparazione ad una gara comincia dal lunedì precedente, nè prima e nè dopo, perché sia chiaro per tutto il gruppo quanto ogni minuto utilizzato in settimana sia funzionale a quanto si dovrà fare al sabato.
Ogni allenamento prevede una introduzione nello spogliatoio durante la quale il dialogo con i ragazzi mi aiuta a capirne lo stato di salute mentale, le loro sensazioni, i loro timori… Durante questi minuti commentiamo un po’ di tutto, dalla gara precedente a quella che verrà, dai nostri pregi ai nostri difetti, dal programma settimanale a quello a medio termine. Anche nella preparazione della gara del sabato mi piace, in prima battuta (ad inizio settimana), inserirla in un quadro più ampio, magari di tre-quattro gare che ci portino ad intravvedere un obiettivo a medio termine; successivamente è importante che si capisca come la soluzione di un problema più complesso e più distante nel tempo non può che passare attraverso la soluzione di una serie di problemi più semplici, quindi si torna a “pensare gara per gara”!
Qualunque sia l’avversario, cerco di informarmi (a certi livelli non è sempre possibile, ahimè!) su atteggiamento tattico, schemi particolari, elementi di spicco, condizioni e caratteristiche dei singoli, ed in settimana cerco di trasmettere ai miei quante più informazioni possibili perché abbiano coscienza di cosa affronteranno il sabato, ma anche perché quotidianamente maturino tale coscienza e comincino ad entrare nella logica della gara; non nascondo che, proprio a tale fine, talvolta mi presento nello spogliatoio con le foto dei nostri avversari perché il nostro “problema” cominci ad avere un volto.
La preparazione alla gara termina nella fase post-pranzo (in ritiro) quando porgo le ultime raccomandazioni… ritengo infatti che nell’immediato pre-gara i giocatori siano più portati a porre attenzione al loro abbigliamento, ai massaggi ed alle scaramanzie che non a quanto dice l’allenatore, per cui nello spogliatoio mi limito solo a dare il quintetto di partenza ed a mantenerli nella giusta concentrazione.
Poi la parola passa al campo e lì spero solo che i miei diano tutto quello che hanno, di testa e di gambe, giocando palla su palla, istante dopo istante, perché, mi piace ripetere, “a calcio a 5 la palla più importante è quella che sta arrivando!”

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